Hai cercato informazioni per un intervento di implantologia dentale, ma ti hanno detto che non hai abbastanza osso per un impianto dentale?
La tua ricerca non deve finire qui, perché grazie alle tecniche di chirurgia rigenerativa che abbiamo oggi a disposizione, la mancanza di volume osseo non è più un ostacolo insormontabile per tornare a sorridere.
Qui allora vogliamo presentarti l’innesto osseo dentale, un intervento collaudato che permette di ricostruire le fondamenta necessarie a ospitare una radice artificiale in titanio.
In ClinicalTop, con oltre 25 anni di esperienza e più di 3.000 pazienti seguiti nell’ambito dell’implantologia, sappiamo che molte persone affrontato l’argomento con timore, preoccupati dal dolore o dalla complessità della procedura. Noi però siamo qui per informarti davvero sul trattamento, sfatare falsi miti e farti arrivare preparato a un eventuale intervento.
Cos’è l’innesto osseo dentale?
L’innesto osseo dentale, noto anche come rigenerazione ossea guidata, è un intervento di chirurgia orale che ha l’obiettivo di ripristinare il volume di osso perduto nelle mascelle. Perdita di volume causata solitamente dalla perdita di uno o più denti: quando un dente viene perso, l’osso che lo sosteneva smette di ricevere stimoli meccanici e inizia un processo naturale di riassorbimento.
Ma in cosa consiste l’intervento? L’innesto osseo dentale prevede l’inserimento del materiale da innesto (che può essere di origine sintetica, animale o provenire dallo stesso paziente) nell’area interessata. Questo materiale funge da “impalcatura” (scaffold) che guida e stimola le cellule del corpo a generare nuovo tessuto osseo naturale.
Quando ricorrere all’innesto osseo dentale e perché?
Non tutti i pazienti che necessitano di un impianto hanno bisogno di un innesto, ma questa procedura diventa indispensabile in presenza di atrofia ossea. Si ricorre all’innesto principalmente quando:
- è passato troppo tempo dalla perdita del dente: più tempo si aspetta dopo un’estrazione, maggiore è la probabilità che l’osso si sia assottigliato;
- ci sono infezioni pregresse: malattie come la parodontite (piorrea) o ascessi gravi possono mangiare letteralmente il tessuto osseo circostante;
- ci sono stati traumi: incidenti che hanno causato la rottura dell’osso alveolare;
- l’anatomia del paziente è sfavorevole: in alcuni casi, il seno mascellare è troppo basso o l’osso è naturalmente troppo sottile per ospitare stabilmente una vite implantare.
Ma perché ricorrere all’innesto osseo dentale? Perché in tutti questi casi, senza un volume osseo adeguato, l’impianto non avrebbe il supporto necessario per resistere alle forze della masticazione, rischiando il fallimento dell’impianto nel breve periodo.
Innesto osseo dentale: a cosa serve?
L’obiettivo finale dell’innesto osseo è ripristinare la funzionalità e l’estetica della bocca.
Nello specifico, l’innesto serve a:
- garantire la stabilità dell’impianto: fornisce lo spessore e l’altezza necessari affinché la vite in titanio sia completamente avvolta dall’osso nel processo di osteointegrazione;
- preservare i tratti del viso: un forte riassorbimento osseo può causare il collasso dei tessuti molli (labbra e guance), incidendo sull’aspetto del volto;
- proteggere le strutture sensibili: permette di posizionare gli impianti senza interferire con nervi (come l’alveolare inferiore) o cavità naturali (come i seni mascellari);
- migliorare l’estetica gengivale: una buona base ossea sostiene correttamente la gengiva, evitando che si formino dei vuoti antiestetici tra i denti protesici.
Come prepararsi ad un innesto osseo dentale?
La preparazione è sempre la fase più importante per aumentare le probabilità di successo dell’intervento. Per questo motivo in ClinicalTop seguiamo un protocollo rigoroso per minimizzare ogni rischio:
- eseguiamo esami radiografici 3D: utilizzando la TAC Cone Beam per mappare l’anatomia del paziente e stabilire con precisione millimetrica la quantità di osso da rigenerare;
- consigliamo l’igiene orale professionale: è fondamentale intervenire in una bocca sana, quindi è altamente consigliata una seduta di igiene professionale nei giorni precedenti, per ridurre la carica batterica;
- facciamo un’attenta anamnesi farmacologica: valutiamo eventuali terapie in corso per gestire l’intervento in totale sicurezza;
- consigliamo una terapia antibiotica preventiva: spesso prescriviamo l’inizio del ciclo antibiotico il giorno prima dell’intervento perché funga da scudo protettivo preventivo contro le infezioni.
Come avviene l’intervento di innesto osseo dentale?
L’intervento è una procedura ambulatoriale che eseguiamo in anestesia locale, anche se in studio abbiamo sempre un anestesista che, dietro richiesta motivata, può procedere con l’anestesia totale, rendendo l’intervento indolore.
I passaggi principali includono:
- accesso alla zona: il chirurgo esegue una piccola incisione sulla gengiva per esporre la parte di osso che ha subito il riassorbimento;
- posizionamento del materiale: il materiale da innesto viene inserito e modellato per ripristinare i volumi mancanti;
- applicazione della membrana: in molti casi, l’innesto viene coperto con una membrana riassorbibile. Questa serve a proteggere l’innesto e a impedire alla gengiva di invadere lo spazio destinato all’osso durante la guarigione;
- sutura: la gengiva viene richiusa con estrema precisione.
Tipologie di innesto osseo dentale: autologo, eterologo e sintetico
Devi sapere che non esiste un unico materiale universale per l’innesto osseo dentale. La scelta dipende dalle necessità cliniche del paziente e può ricadere sul proprio osso, su biomateriale o su materiale di tipo sintetico.
In caso di utilizzo di osso proprio, parliamo di Innesto Autologo. L’osso viene prelevato direttamente dal paziente (solitamente dalla mandibola) ed è comprensibilmente considerata la scelta migliore per la compatibilità biologica.
In caso di utilizzo di biomateriale, parliamo invece di Innesto Eterologo, che prevede l’utilizzo di osso di origine animale trattato chimicamente per eliminare ogni parte organica e lasciare solo la struttura minerale.
In caso di Innesto Sintetico, l’osso viene creato in laboratorio e il risultato è un materiale biocompatibile che viene gradualmente riassorbito dal corpo e sostituito da osso naturale.
Innesti ossei per impianti dentali: vantaggi e indicazioni cliniche
L’innesto osseo non è solo una procedura preparatoria, ma un vero e proprio investimento che va ad impattare positivamente sulla durata del tempo del trattamento implantare.
I principali vantaggi includono:
- maggiore superficie di contatto: un volume osseo adeguato permette all’impianto di essere circondato interamente da tessuto vivo, garantendo una stabilità primaria e secondaria ottimale;
- ripristino dei profili estetici: senza l’innesto, la protesi finale potrebbe apparire troppo lunga o non proporzionata. La rigenerazione permette invece di posizionare la corona in modo naturale;
- protezione delle radici adiacenti: stabilizzando l’osso nella zona della mancanza, si preserva anche la salute dei denti naturali vicini, evitandone lo spostamento o il riassorbimento dei tessuti di sostegno.
Ci sono poi delle indicazioni cliniche fondamentali che ogni paziente dovrebbe conoscere prima di iniziare un intervento di questo tipo.
La prima riguarda sicuramente la bonifica del cavo orale. È importantissimo arrivare al giorno dell’intervento con una bocca sana e pulita. Eventuali carie o infiammazioni gengivali in altri denti dovranno essere trattate prima per evitare che i batteri migrino verso il sito dell’innesto, compromettendolo.
Poi, per il paziente fumatore è importante gestire questo aspetto perché il fumo riduce l’apporto di ossigeno ai tessuti. Per chi si sottopone a rigenerazione ossea, è fortemente consigliato sospendere o ridurre drasticamente il fumo almeno due settimane prima e nelle fasi successive all’intervento, per evitare il fallimento dell’innesto.
Infine, è importante prendere sul serio la fase di follow-up: la rigenerazione ossea non finisce il giorno dell’intervento, per monitorare la situazione è fondamentale continuare a vedere il proprio dentista di riferimento. Ecco perché in ClinicalTop, dopo l’intervento, offriamo un controllo di routine ogni 6 mesi.
Innesti ossei per impianti dentali: mascellare, mandibolare e gengivale
La rigenerazione ossea può avere caratteristiche diverse anche in base alla zona in cui si interviene, dato che l’anatomia della bocca non è uniforme.
Possiamo quindi distinguere tra:
- Innesto mascellare (arcata superiore): l’osso dell’arcata superiore è solitamente più spugnoso e vicino alle cavità nasali e in questo caso l’innesto serve a creare spessore verso l’alto per evitare che l’impianto penetri nel seno mascellare;
- Innesto mandibolare (arcata inferiore): qui l’osso è solitamente più denso e compatto. L’innesto mira spesso a proteggere il nervo alveolare inferiore, che si trova proprio all’interno della mandibola;
- Innesto gengivale (tessuti molli): spesso l’innesto osseo viene accompagnato da un innesto di tessuto connettivale. Questo serve a ispessire la gengiva intorno all’impianto, creando un sigillo biologico che impedisce ai batteri di penetrare verso l’osso e previene inestetismi.
Impianto dentale con innesto osseo: quando NON è consigliato?
Nonostante l’elevata sicurezza della procedura, trattandosi di un intervento esistono comunque dei casi da considerare, in cui è consigliabile non procedere:
- diabete non compensato: livelli di glicemia fuori controllo possono rallentare i processi di guarigione e aumentare il rischio di infezioni post-operatorie;
- assunzione di Bifosfonati: pazienti in terapia con determinati farmaci per l’osteoporosi (per via endovenosa o prolungata) dovrebbero essere valutati con estrema cautela a causa del rischio di osteonecrosi, ovvero la potenziale morte di una porzione di tessuto osseo dovuta alla mancanza di apporto sanguigno;
- radioterapia recente: trattamenti radioterapici nella zona della testa o del collo potrebbero compromettere la capacità rigenerativa dell’osso;
- malattie parodontali attive: è sempre sconsigliato effettuare un innesto in una bocca dove è presente un’infezione gengivale non trattata.
Quanto dura l’innesto osseo dentale?
Una domanda che tantissimi pazienti si pongono riguarda la “scadenza” di questo intervento. Qui teniamo innanzitutto a sottolineare che l’innesto osseo non è una soluzione temporanea, anzi. Una volta che il materiale da innesto è stato sostituito dall’osso naturale del paziente, il nuovo tessuto diventa parte integrante dello scheletro mascellare.
La sua durata, quindi, è potenzialmente illimitata, esattamente come l’osso naturale.
Ovvio però che la stabilità nel tempo dipende anche da diversi fattori, soprattutto da:
- il corretto inserimento dell’impianto: l’osso ha bisogno di stimoli meccanici per non riassorbirsi. L’impianto in titanio funge da radice che mantiene l’osso attivo e vitale;
- lo stile di vita: una corretta igiene orale e l’assenza di fumo sono fondamentali per evitare processi infiammatori che potrebbero distruggere l’osso rigenerato.
Innesto osseo: quali sono i tempi di guarigione?
I tempi di guarigione variano in base all’entità della rigenerazione e alla tipologia di materiale utilizzato. In generale però possiamo distinguere due fasi:
- guarigione dei tessuti molli (gengiva): avviene rapidamente, solitamente entro 7-14 giorni dall’intervento, momento in cui vengono rimossi i punti di sutura;
- osteointegrazione e maturazione dell’osso: questo processo è più lento perché il corpo deve colonizzare il materiale da innesto con nuovi vasi sanguigni e cellule ossee. In media, occorrono dai 4 ai 9 mesi prima che l’osso sia sufficientemente solido per sostenere il carico di un impianto definitivo.
Innesto osseo: rischi e possibili complicanze
L’innesto osseo è considerato un intervento di routine con alte percentuali di successo, ma come ogni procedura chirurgica comporta dei rischi che occorre conoscere:
- mancata integrazione: qui non parliamo di vero e proprio rigetto perché i materiali sono biocompatibili, ma può accadere che l’organismo non colonizzi correttamente l’innesto, soprattutto nei forti fumatori;
- infezioni: se l’area dell’intervento viene contaminata dai batteri della bocca, può svilupparsi un’infezione. Per questo in ClinicalTop prescriviamo sempre una copertura antibiotica mirata;
- esposizione della membrana: in rari casi, la gengiva può aprirsi leggermente lasciando intravedere la membrana protettiva. Se gestita tempestivamente dal dentista, questa situazione però non pregiudica l’esito finale dell’intervento;
- riassorbimento parziale: una piccola parte del materiale da innesto potrebbe riassorbirsi durante la guarigione
Per questi motivi, è sempre consigliabile affidarsi a studi dentistici con comprovata esperienza nell’ambito della rigenerazione ossea e dell’implantologia. In ClinicalTop, l’implantologia dentale è il nostro fiore all’occhiello: in 25 anni abbiamo seguito più di 3.000 pazienti, sempre con un team di dentisti e chirurghi con almeno 15 anni di esperienza e formati esclusivamente in Italia.
Come capire se l’innesto osseo dentale è riuscito?
ll successo di un innesto osseo non è visibile a occhio nudo nei primi giorni, ma viene confermato attraverso criteri clinici e radiografici precisi. Un innesto osseo è considerato riuscito quando:
- si nota l’integrazione radiografica: la TAC di controllo mostra che il materiale da innesto è diventato un tutt’uno con l’osso naturale, senza spazi vuoti o aree di distacco;
- c’è stabilità dei tessuti: la gengiva sopra l’innesto appare sana, rosea e ben attaccata, senza segni di infiammazione cronica o esposizione della membrana;
- non si registra mobilità: al momento dell’inserimento dell’impianto (se effettuato in un secondo momento), si verifica che la densità ossea sia tale da garantire una perfetta stabilità della vite.
Innesto osseo dentale: costi
Il costo di un innesto osseo può variare sensibilmente a seconda della complessità del caso e della quantità di materiale necessario.
Per avere un’idea di massima, negli studi odontoiatrici italiani i prezzi medi per le procedure rigenerative sono:
- dai 300€ ai 600€ per un piccolo innesto/riempimento alveolare,
- dai 1.000€ ai 2.000€ per un grande rialzo del seno mascellare,
- dai 700€ ai 1.500€ per una rigenerazione ossea guidata.
Questi costi dipendono da diversi fattori:
- la tecnica utilizzata: un piccolo rialzo del seno mascellare ha costi differenti rispetto a una rigenerazione ossea guidata estesa;
- la qualità dei biomateriali: l’uso di membrane protettive e osso eterologo certificato incide sul valore del trattamento;
- la tecnologia impiegata: l’uso di TAC 3D e software di pianificazione digitale garantisce sicurezza ma richiede spesso investimenti tecnologici maggiori da parte dello studio.
In ClinicalTop però vogliamo impegnarci per mantenere fede alla nostra missione, ovvero offrire la possibilità di tornare a sorridere a più pazienti possibile. Per questo garantiamo preventivi chiari, senza costi nascosti, e offriamo la dilazionare i pagamenti o accedere a finanziamenti personalizzati tramite la nostra finanziaria interna.
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