Se hai da poco messo un impianto dentale singolo o su arcata e senti dei fastidi che non ti fanno stare tranquillo, questo articolo è per te.
Oppure, se non hai ancora affrontato l’intervento di implantologia e hai paura di farlo perché temi che il tuo corpo possa rigettare l’impianto, qui troverai molte risposte utili ai tuoi dubbi.
Sono tutte domande e apprensioni piuttosto comuni tra i pazienti, ma qui vogliamo subito tranquillizzarti dicendo che il rigetto dell’impianto dentale, inteso come reazione immunitaria simile a quella di un organo trapiantato, tecnicamente non esiste perché si usa titanio altamente biocompatibile, cioè adatto ad integrarsi con l’organismo.
Esiste però il fallimento implantare, cioè una situazione in cui l’osso non si lega correttamente alla vite dell’impianto.
Questo può causare dolore, gonfiore persistente o farti avvertire una strana mobilità. Questi sono i primi sintomi del rigetto di un impianto (o meglio, di mancata osteointegrazione) che sicuramente non devi sottovalutare.
Ora però vediamo come riconoscere i segnali d’allarme, perché si manifestano e, soprattutto, come intervenire per tempo.
Cosa si intende per rigetto di impianto dentale?
Quando senti parlare di rigetto di impianto dentale, probabilmente la tua mente corre subito al trapianto di organi, dove il sistema immunitario tende ad attaccare un tessuto riconosciuto come estraneo al proprio corpo.
In odontoiatria, però, il termine è tecnicamente improprio.
Gli impianti moderni sono realizzati in titanio medicale. In ClinicalTop ad esempio usiamo titanio di grado 4, il più puro in ambito medicale, un materiale altamente biocompatibile e quindi adatto ad essere accettato dall’organismo senza provocare reazioni allergiche o altri effetti nocivi.
Questo significa che il tuo corpo non lo riconosce come un nemico da combattere, ma come una struttura su cui l’osso può crescere.
Quello che comunemente chiamiamo “rigetto” è in realtà un fallimento implantare: una situazione in cui il processo di osteointegrazione fallisce a causa di infezioni (come la perimplantite) o traumi meccanici, impedendo alla vite di diventare un tutt’uno con la tua mascella.
È reale il rischio di rigetto dell’impianto dentale?
Se ti preoccupa il rischio di rigetto di un impianto dentale, intanto siamo qui per dirti che i dati scientifici raccolti sul tema saranno utili a tranquillizzarti.
Ad esempio, in una revisione sistematica pubblicata su PubMed, la sopravvivenza degli impianti è risultata pari al 96,4%. In pratica, significa che il rischio complessivo di perdita dell’impianto è del 3,6% circa dopo 10 anni.
Quindi sì, il rischio di un vero fallimento implantare è basso. Ma è anche importante sapere che non è nullo. Il pericolo aumenta se sei un forte fumatore, se soffri di diabete non controllato o se hai una parodontite non curata. In questi casi, non è il titanio dell’impianto ad essere rigettato, ma l’ambiente della bocca a non essere pronto a ospitarlo.
Ecco perché una valutazione preliminare con TAC e analisi approfondite, come quelle che facciamo regolarmente in ClinicalTop, è una buona prassi per comprendere se è il caso di intervenire con l’implantologia dentale.
Rigetto di un impianto dentale: sintomi
Come puoi capire se qualcosa non va nei tuoi impianti dentali? I sintomi del rigetto di impianto sono campanelli d’allarme che il tuo corpo ti invia e che è importante ascoltare per intervenire per tempo. Tra questi ci sono:
- mobilità dell’impianto: è il segno più grave, perché un impianto sano dovrebbe essere immobile e se lo senti muovere, anche di poco, vuol dire che l’osteointegrazione dell’impianto (il processo biologico con cui l’osso si lega in modo stabile alla superficie dell’impianto) è compromessa;
- dolore persistente o acuto: dopo la fase iniziale di guarigione, non dovresti sentire dolore. Se avverti fitte o una pressione costante, è spesso sintomo di un’infiammazione in corso;
- gonfiore e arrossamento: se la gengiva intorno alla vite diventa di colore rosso scuro, sanguina o presenta del pus, potresti essere di fronte a perimplantite, infezione batterica che colpisce i tessuti molli e l’osso intorno all’impianto dentale;
- sapore sgradevole in bocca o alitosi: indica un accumulo anomalo di batteri intorno alla connessione dell’impianto, che può causare cattivi odori persistenti.
Cosa fare in caso di rigetto di impianto dentale?
Se senti che qualcosa non va nel tuo impianto dentale, la regola d’oro è sempre quella di non aspettare, ma agire tempestivamente sentendo il parere di un dentista per evitare di dover intervenire in modo più invasivo in futuro.
Un sospetto di fallimento implantare dovrebbe sempre essere gestito immediatamente e quindi la prima cosa da fare è fissare un controllo in una clinica specializzata in implantologia dentale.
Il dentista eseguirà un sondaggio perimplantare e una radiografia endorale, ovvero degli esami mirati che consentono di valutare con precisione l’osso attorno all’impianto e individuare tempestivamente eventuali segni di riassorbimento osseo o infiammazione dei tessuti circostanti.
In alcuni casi, se l’infiammazione viene trattata al suo stadio iniziale, è possibile intervenire con una pulizia dentale profonda decontaminante o una terapia antibiotica mirata. Se invece l’impianto è già mobile, la soluzione più sicura è solitamente la rimozione per evitare che l’infezione distrugga ulteriore osso, rendendo impossibile un futuro secondo tentativo.
Le cause più comuni di rigetto degli impianti dentali
Perché a volte l’integrazione degli impianti dentali fallisce? Le cause del cosiddetto rigetto dell’impianto dentale sono quasi sempre legate a fattori esterni:
- perimplantite: è l’equivalente della parodontite per i denti naturali, ovvero la situazione in cui i batteri attaccano i tessuti intorno all’impianto, distruggendo nel tempo l’osso che lo sostiene,
- fumo di sigaretta: il calore e la nicotina contribuiscono a ridurre l’apporto di sangue alle gengive e all’osso, rallentando o impedendo la guarigione,
- carico eccessivo: se le forze della masticazione sono troppo forti o mal distribuite (magari a causa del bruxismo, ovvero l’abitudine di serrare o digrignare i denti), l’impianto può subire dei micro-traumi che ne impediscono la stabilità,
- scarsa igiene orale: senza una pulizia meticolosa, la placca può diventare il peggior nemico del tuo nuovo dente perché può accumularsi intorno all’impianto, favorendo infiammazione e infezione dei tessuti e aumentando nel tempo il rischio di perimplantite e di perdita del supporto osseo,
- qualità dell’osso: se l’osso non è sufficiente o ha una densità troppo bassa, la vite dell’impianto non troverà il terreno fertile necessario per ancorarsi all’osso.
Implantologia e rigetto: quando è necessario rimuovere un impianto dentale?
Le cause di rigetto implantare che hai appena letto però non devono portarti a pensare che, in quei casi, si debba per forza rimuovere l’impianto. Questa dovrebbe sempre essere l’ultima scelta possibile.
La rimozione però diventa inevitabile quando l’impianto presenta una mobilità evidente: una vite che si muove non potrà mai davvero integrarsi stabilmente con l’osso.
Oppure, quando è visibile una perdita ossea superiore alla metà della lunghezza dell’impianto, accompagnata da dolore o infezioni ricorrenti che non rispondono alle terapie.
In questi casi, lasciare l’impianto in sede significherebbe solo permettere all’infezione di avanzare.
In ogni caso però, una volta rimosso l’impianto e guarito l’osso (magari con l’aiuto di un innesto osseo), nella stragrande maggioranza dei casi è possibile procedere con un nuovo inserimento con successo.
Diagnosi e controlli post-operatori per prevenire il rigetto di impianto dentale
La prevenzione del fallimento implantare inizia molto prima dell’intervento e continua per tutta la vita dell’impianto. Prima dell’inserimento, è fondamentale un’anamnesi accurata supportata da analisi radiologiche avanzate (TAC e radiografie) per pianificare la posizione esatta della vite. Poi, una volta posizionato l’impianto, i controlli post-operatori dovrebbero diventare la tua bussola per monitorare l’impianto nel tempo e controllare che ogni cosa sia a posto.
Proprio per questo motivo, in ClinicalTop prevediamo un protocollo di controllo gratuito ogni 6 mesi dopo l’intervento di implantologia dentale.
Durante questi appuntamenti periodici, valutiamo meticolosamente lo stato di salute dei tessuti e la stabilità delle viti del tuo impianto. Questo ci permette di intercettare sul nascere qualsiasi eventuale piccolo segnale di allarme e intervenire tempestivamente per proteggere il tuo investimento e assicurarci che il tuo nuovo sorriso duri a lungo.
Rigetto di impianto dentale: a chi rivolgersi?
Se sospetti un problema o avverti fastidi ricorrenti ai tuoi impianti dentali, ti consigliamo di rivolgerti ad uno studio dentistico quanto prima. Soprattutto, è fondamentale scegliere strutture che non si limitino a mettere gli impianti, ma offrano un protocollo completo di diagnosi, chirurgia e, soprattutto, mantenimento a lungo termine.
Perché scegliere ClinicalTop? Perché l’implantologia dentale è il nostro fiore all’occhiello da oltre 25 anni, con un team di dentisti e chirurghi formati esclusivamente in Italia, che hanno già seguito con successo più di 3.000 pazienti.
Inoltre, come anticipato, dedichiamo estrema attenzione non solo al momento dell’intervento ma anche al prima (diagnosi) e al dopo (controlli periodici), impegnandoci al massimo per sostenerti nell’investimento con possibilità di pagamenti rateali grazie alla nostra finanziaria interna.
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